Filippo Caccamo, comico idolo degli insegnanti italiani, è di scena questa sera al Teatro Duse con il suo nuovissimo spettacolo.
S’intitola Fuori di tela ed è facile intuire che l’ispirazione porta il pubblico dentro un grande contenitore costruito sull’arte e le sue molteplici suggestioni (ore 21, quasi nulle le possibilità di accaparrarsi un biglietto, essendo praticamente tutto esaurito.)
Questo lavoro segna un nuovo capitolo del comico lombardo trentaduenne che ha trasformato la sala professori, le aule e le tappe cruciali di un anno scolastico in palcoscenico e, ancora prima, dal 2017, in video sui social media che la classe insegnante (e non solo) non fa che condividere da anni.
Tanto che in pochi anni Caccamo si è guadagnato il sostegno di oltre due milioni e mezzo di follower costruendo una solida e vivace community, rinforzato dalle partecipazioni a programmi tv, “Colorado” in testa. La cosa che sorprende è che, contrariamente a quanto si possa pensare, il comico e autore non è un insegnante e lo è stato solamente per un brevissimo periodo nelle scuole superiori di Lodi, la sua città. Ma evidentemente quella breve esperienza, unita al padre dirigente scolastico, lo ha temprato e ispirato.
In Fuori di tela Caccamo alterna momenti di comicità pura e ironia sottile a passaggi più intimi, il racconto è un flusso in continuo movimento grazie anche alla presenza della musica e le scenografie, immediate quanto sorprendenti, fanno da sfondo a una galleria di personaggi esilaranti e spiazzanti. Si ride molto e si riflette, la quotidianità attraversa la narrazione con leggerezza e sincerità e ogni elemento, che sia una canzone, una battuta o un ricordo, contribuisce a comporre un’esperienza teatrale fuori dagli schemi e libera. Tanto che, quando afferma che gli piacerebbe avere Caravaggio seduto in platea, si dichiara convinto che apprezzerebbe proprio la libertà espressiva dello spettacolo. Uno come Giotto invece, catapultato direttamente dal Medioevo, non ne apprezzerebbe il ritmo serrato.
Ne ha anche per Lucio Fontana «e quei tagli sulle opere», che in un certo senso ha suggerito il titolo. La scuola resta un punto fermo, non solo nel lavoro. Tant’è che mantiene un rapporto saldo con il pubblico delle maestre, che considera una sorta di famiglia allargata. Ma una cosa è davvero fermissimo: guai a distinguere i ruoli. Si dichiara un comico, un artista, ma non un divulgatore. E raccontando certi collegi docenti senza fine, i registri elettronici, le ansie da concorso, la burocrazia scolastica, dà voce agli agi e ai disagi (con netta prevalenza di questi ultimi) della cattedra come mai nessuno prima.
Ma questa volta Filippo Caccamo osa di più. Fuori di tela, ha ammesso, «è una confessione spudorata travestita da commedia, o forse il contrario, è il mio invito personale a lasciarsi andare. A ridere, a riconoscersi, a guardare anche i propri difetti come parte di un’opera unica e irripetibile, fatta di contraddizioni, sorprese e meravigliose assurdità. Una tela, fuori di tela».