Non basta certo uno schiocco di dita per passare dai social al palco, magari in un teatro pieno di persone a cui tenere il polso per il tempo di uno spettacolo. O almeno, non è da tutti riuscirci, come invece sta facendo Filippo Caccamo, di ritorno stasera al Lirico Giorgio Gaber — e in replica domani e sabato — con il nuovo show Fuori di tela.
Sì, perché il comico da due milioni e mezzo di follower che ha spopolato con i suoi pezzi sugli isterismi del mondo della scuola e dei docenti, dopo i successi degli anni scorsi a teatro ha ripreso la via del palco con un racconto, scritto e interpretato da sé, di un’ideale visita a un museo in cui interpreta uno dei suoi personaggi più amati, La Carla, alla guida degli spettatori — trattati un po’ come se fossero alunni appena scesi dal pullman — tra le opere posizionate in diverse sale tematiche.
E così “da buon laureato in Storia dell’arte” come sottolinea lo stesso attore, tra un Caravaggio, un Giotto o un Fontana, Caccamo ha la scusa per parlare dei nostri psicodrammi quotidiani, con il taglio comico che l’ha fatto amare dai suoi fan. Un risultato, dice ancora Caccamo, figlio di un lavoro fatto sul pubblico, ad esempio “nell’abituarlo all’idea che fai teatro, perché poi dopo che le persone ti hanno visto dal vivo è possibile che vogliano tornare, a patto che ogni volta gli si dia uno spettacolo che sia almeno bellissimo”. E qui, continua, “si inizia parlando di scuola, poi di famiglia e di sanità per arrivare a una lezione di arte comica, un po’ fulcro e finale dello show” in cui interrogherà il pubblico per verificare cosa abbiano capito di questa gita. “Secondo me nulla – dice ridendo Caccamo – come capita spesso con gli alunni in classe”.
Seppur non sempre e solo coniugato sui divertentissimi tic e manie dei professori, anche in Fuori di tela il mondo della scuola è ben presente. “La vera discriminante per riuscire a inquadrare bene certe situazioni è stata viverle tutti i giorni”, spiega Caccamo, che ha insegnato Lettere in una scuola media di Lodi. “Vivere l’aula da insegnante, leggere le chat di gruppo dei professori, avere la collega di 63 anni accanto a quella di 28 mi ha fatto avere il polso degli umori dei prof. Ho iniziato a raccontarli durante la pandemia, con le regole di quarantena per gli studenti positivi al Covid e tutto quello che ha coinvolto la scuola, un mondo che per un comico era lì davanti pronto a essere colto. Non serviva nemmeno fare battute, bastava la cronaca di ciò che stava accadendo”.
Della scuola però, e delle idiosincrasie del corpo docenti, Caccamo sostiene di averne fatto sempre “una lettura positivissima”, anche rispetto ai riverberi sulle cose della vita di tutti i giorni. Come accade anche nei rimandi tra arte e vita in questo nuovo Fuori di tela. “Un comico ha l’obbligo di essere positivo, credo. Deve raccontare la società e dare speranza, ridendoci su”. Un po’ come i riferimenti di Caccamo, “da Verdone a Brignano, da Benigni, Proietti, Beppe Grillo e tutto il mondo dei monologhisti italiani”. Il segreto è stare sempre in ascolto e registrare ogni cosa. Perché “è dall’ascolto che nasce la comicità”.